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Ma che cos’è la parità dei sessi?

Riusciremo mai a raggiungerla?

Oggi è l’8 marzo, giorno in cui si celebra la donna regalandole mimose e ripercorrendo la lunga lotta di rivalsa che donne di ogni età e nazionalità hanno portato avanti dal 1917 per affermare i propri diritti. Diritti che ancora non hanno migliorato la nostra condizione nella società odierna.
“La Donna va festeggiata ogni giorno” è una consapevolezza che non basta, dobbiamo agire affinché si possa celebrare un 8 marzo diverso. La parità dei sessi è ancora un problema, è vero. E ad oggi, dopo tutti gli errori passati come popolazione dovrebbe essere un discorso superato, avremmo già dovuto capire chi siamo, accettarci e crescere. Superare questa barriera e pensare concretamente a un futuro adeguato per tutti, rischiare e pensare più in grande dei nostri soliti canoni. Credo non abbia più valore “sensibilizzare” argomenti come la disuguaglianza, l’immigrazione, il razzismo, l’omosessualità, la parità dei sessi. Non hanno più efficacia. Continuare a parlare di un problema non risolverà il problema. 

Si sono chiaramente fatti dei passi avanti da allora. Attualmente molte donne in ambito politico chiedono sempre più trasparenza e cercano rappresentanza. Voci femminili e fresche vogliono portare il cambiamento. In alcuni paesi in maniera più evidente di altri.

“Io sarò fiera di essere Donna quando avrò uno stipendio pari a quello maschile, quando non avrò più l’insicurezza di non essere presa sul serio o di non essere abbastanza brava come un Uomo”.


Supponiamo di ritrovarci ad aver superato questa barriera riuscendo ad ottenere finalmente la parità dei sessi.
Come sarebbe la società? Diventerebbe un mondo perfetto o sorgerebbero altri problemi?
Qualche risposta la si può trovare nel paradosso Norvegese della parità dei sessi.
La Norvegia nel 2008 contava il più alto livello di parità, ciò significa che uomini e donne con le stesse possibilità accettano che la differenza tra i sessi sia solo ideologica. Fantastico!

Allora qual’è il paradosso?

Nonostante esista una società in cui entrambi i sessi hanno pari opportunità di essere distribuiti in tutte le professioni, succede che la spartizione nei luoghi di lavoro rimane immutabile. In parole povere, le donne continuano a svolgere lavori “da donna”, e gli uomini svolgono lavori più duri e quindi “da uomo”.
Harald Eia, un comico Norvegese, realizza un documentario in cerca di risposte su quello che viene definito “paradosso norvegese dell’uguaglianza dei sessi” e ciò che ne deduce è per me sorprendente.
Perché così poche donne scelgono professioni tecniche cosiddette da “uomo”? Si domanda. E andando per esclusione di discriminazione, diversità di geni e differenza celebrale Harald scopre che rimane l’influenza culturale. I pregiudizi sociali di genere sono alla base di tutto, afferma.

Cultura

Fin da bambini assorbiamo le diverse aspettative che proiettiamo su maschi e femmine. Come ad esempio che il colore blu sia un colore da maschio e che il rosa sia un colore da femmina, che una bambina diventerà un giorno una donna dolce e premurosa mentre un bambino diventerà un uomo forte e coraggioso. Sistematicamente da quando nasciamo veniamo trattati in modo diverso. L’influenza non viene solo dai genitori, basta guardare le pubblicità o i negozi di giocattoli per rendersi conto di come i bambini abbiano scelte già pronte, prese al posto loro. Ma non solo, tutto l’ambiente che ci circonda rafforza in modo inconscio ciò che percepiamo come femminile e come maschile.

Scienza

Quando si reca a nord dell’Inghilterra, Harald scopre uno studio basato sulla biologia secondo il quale la differenza dei sessi dipende solo ed esclusivamente dall‘evoluzione, dalla psicologia e dal corpo dell’essere umano. Infatti le nostre attuali caratteristiche sono l’esito di un lungo processo di selezione. Tutto dipende da quanto sarà prolifica la tua progenie e ogni caratteristica che la rende numerosa tenderà a preservarsi nel corredo genetico. Dal momento che sono le donne a partorire e allattare intervengono un insieme di fattori psicologici che aiutano le donne in questi compiti, al fine di diventare piacevoli. L’empatia, la tendenza ad evitare scontri o la tendenza ad evitare emarginazioni sono tutte qualità utili che contribuiscono ad aumentare le probabilità di sopravvivenza e di riproduzione e di avere figli che a loro volta avranno alte probabilità di fare lo stesso. Questo è il motivo per il quale le donne sono più portate a stare a contatto con altre persone rispetto agli uomini, di conseguenza è il motivo per cui le donne in un paese libero scelgono di ricoprire mansioni più femminili, più propense all’empatia e al contatto con le persone.

Vero o falso?

Ognuno trae le proprie conclusioni, però mi chiedo se sia giusto lasciare in eredità alle generazioni future questi problemi di disparità, non migliorando la qualità di vita come essere umano vivente sul pianeta.
Hai presente l’immagine dell’evoluzione umana dalla scimmia all’uomo? Possibile che non ci possa essere altra evoluzione dopo la nostra? Possibile che siamo già arrivati al capolinea? Perché non permettiamo lo sviluppo?


Io credo fortemente che non ci siano limiti a ciò che un uomo o una donna possano fare.
Il vero cambiamento, in fondo, avviene abbandonando il noto per l’ignoto…

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